Karagöz

Istanbul, Turchia

Arrivando nel mondo ottomano, le estese regioni di quello che fu l’antico impero turco, scompaiono i gullari pulcinelleschi (gli Jesters) e, dato che la religione musulmana essenzialmente iconoclasta non amava idoli, statue figure simili all’uomo, al loro posto regna una figura bidimens1onale: Karagoz. Bidimensionale perché e una silhouette, una sagoma mossa e proiettata, con una luce da dietro, su uno schermo di ombre. Oggi si sa che questo personaggio, nato tra la fine del XVI secolo ed il principio del XVIl, deriva in realtà dal vecchio teatro di ombre che già dal Medioevo si praticava in Egitto, senza dubbio portato dal lontano Oriente dai dinamici mercanti arabi. Di quell’epoca si sono conservate tre opere molto divertenti, burlesche e con toni persino pornografici, scritte per il teatro di ombre da lbn Daniel, un medico nato a Baghdad che esercitò tra il 1260 e il 1277 al Cairo.
Il teatro di ombre turco ha due protagonisti: Karagoz e HacIvat, entrambi, specialmente il primo, molto chiacchieroni. Il secondo, raffinato ed erudito. parla in versi, canta bene e recita di tanto in tanto poemi rinomati.
Karagöz, presumibilmente gitano, calvo, barbuto e con un turbante che si mette e si toglie graziosamente come fosse un cappello, parla invece la lingua del popolo, rude e diretto. La sua più grande preoccupazione e sopravvivere e non sembra avere alcuna professione concreta, il motivo per il quale svolge ruoli sempre diversi per tirar a campare. Sembra stupido, però finisce sempre per prendere in giro Hacivat e tutti gli altri, anche se riceve non poche bastonate.
Altri personaggi sono il Greco, il Francese, I’Arabo, l’Africano di colore, l’Ebreo, l’Armeno, il Kurdo, il Rumelili
o Muhacir (l’immigrato dai Balcani meridionali), L’Acem o il mercante Persiano, il Turco dell’ Anatolia, il Laz proveniente dalle coste del Mar Nero, e altri ancora.
Lo spirito di Karagöz é lo stesso di Pulcinella, dato che tutti e due nascono in epoca rinascimentale, quando per tutta Europa le nuove idee di libertà individuale si spandevano nell’aria come polvere.
L’interessante del Karagöz è il suo carattere profondamente urbano e ottomano, essendo i suoi personaggi
tipi popolari che si incontravano nelle strade di Istanbul e delle principali città dell’Impero, tutti caratterizzati
dall’ombrista in modo amabile o crudele, ciò che lasciava sovente sconcertato il pubblico composto unicamente da uomini. I bambini si infilavano tra i tavolini dei caffe e cosi, immersi in un’atmosfera carica di parolacce e del fumo dei narghile, venivano iniziati ai segreti del sesso e dei giochi di parole.
Anche se il suo sostrato sociologico terminò con l’Impero Ottomano, sopravvisse e attualmente lo si sta rivitalizzando ad opera di numerosi ombristi in Turchia. Cengiz Ozek, burattinaio e studi oso del tema, è colui che più lo sta facendo conoscere in giro per il mondo.