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La vera storia di Jacopo

Glossario: le parole difficili dello spettacolo

La canzone finale

 

 

 LA VERA STORIA DI

 JACOPO IL MAMMALUCCO

 

Il testo teatrale scritto da Fabio Scaramucci, si basa su un precedente testo di Carlo Pontesilli e sulla pubblicazione del testo di Antonio De Pellegrini, curata dal Circolo Culturale Menocchio di Montereale Valcellina (Pn), dal titolo “Di Giacomo da Sacile”.

 

Lo spettacolo segue fedelmente lo svolgersi delle vicende del giovane, tranne nel finale dove, per esigenze sceniche, Jacopo e la madre si ritrovano.

La storia inizia in Friuli, in un piccolo paese di nome Malnisio, dove Giacomo (o Jacopo, come veniva chiamato) viveva.

 

Aviano e i paesi del suo circondario (Giais, Grizzo, Montereale, ma anche Vigonovo, Roveredo in Piano) soffrirono forse più di altri dell’invasione turchesca del 1499 – ricordata anche da Pasolini nel suo “I Turcs tal Friul” – perché si contarono ben 1965 tra morti e prigionieri. Tra questi c’era anche il giovane Giacomo, che all'epoca del rapimento aveva undici anni.

 

nave turca

Esso viene portato a Costantinopoli e venduto come schiavo.

 

Costantinopoli nel XV secolo

 

Giacomo viene portato al Cairo, in Egitto.

Qui abiura la religione cristiana e si fa mussulmano.

 

Cairo 1572

 

Entrato nell’esercito dell’impero ottomano diventa esperto nel cavalcare e nel maneggiare l’arco, tanto che si poteva considerare un vero mammalucco, perché dei giannizzeri avevo appreso l’arte alla perfezione.

 

Mamelucco

 

Il Sultano viene a conoscenza delle doti militari del ragazzo, lo prende al suo servizio e lo nomina caschì, che corrisponde al grado di cavaliere.

 

Il Sultano dovette spedire a Venezia il suo fidato ambasciatore in una missione diplomatica e gli affiancò l’eccellente Giacomo Mammalucco.

 

Rodi XV secolo

 

In una sosta a Rodi nasce una lite tra Jacopo e uno stradiota sul valore degli stradioti e dei  mammalucchi. I due, non contentandosi di battersi a parole, si sfidarono a duello anche alla presenza dei magistrati del luogo. Nel duello, molto spettacolare e apprezzato dalla folla che si era radunata, ha la meglio Jacopo che disarma e disarciona l’avversario.

 

Stradiota

 

Giunge finalmente a Venezia, e qui incontra una ragazza,di nome Nicoletta, se ne innamora e la sposa scappando poi a Porcia all’insaputa dell’ambasciatore turco. Questi dovette poi tornare in oriente da solo.

 

Venezia XV secolo

 

Giacomo offre i suoi servizi alla Serenissima e viene nominato condottiere con il ruolo di capo dei leggieri.

Nel settembre del 1507 entra nell’esercito della Serenissima con lo stipendio di 10 ducati per otto paghe all’anno, con l’obbligo di tenere due cavalli e un servitore.

A Porcia aveva l’incarico di istruire ed addestrare i militari nella milizia alla mammalucca.

A Sant’Antorio di Porcia c’è una via intitolata via Mamaluch.

 

Nel 1511 combatte tra Verona e Padova, ferito, viene trasportato a Venezia dove muore i primi di settembre.

 

 Spunti per un lavoro con gli alunni:

  • l'interculturalità

  • studio comparato delle religioni

  • la pace: convivenza pacifica tra i popoli e le civiltà

  • storia: le invasioni turche; vita nel '500; la Serenissima Repubblica di Venezia; etc...

  • geografia: Turchia, Egitto, Rodi, etc...

  • le paure

  • il teatro con pupazzi e burattini

  • la drammatizzazione

  • la musica e le atmosfere

 

GLOSSARIO

Qui di seguito vengono dati i significati delle parole inconsuete che appaiono nello spettacolo “Jacopo e i pirati mammalucchi”. La fonte utilizzata è il dizionario enciclopedico Treccani.

  Stradiota  (anche stradiotto o stradioto) sostantivo maschile /parola di derivazione greca che vuol dire relativo all’esercito e, per estensione, soldato.

Nome dei soldati di una cavalleria leggera che la repubblica di Venezia organizzò nella seconda metà del 15° secolo per controbattere le incursioni e le razzie della cavalleria leggera turca. Gli stradioti erano principalmente albanesi, ma anche greci, bulgari e dalmati. In Italia furono usati per la prima volta nel 1482; erano armati di piccolo scudo, lancia, mazza e daga al fianco.

 Mamelucco  pl. chi (anche mammalucco) dall’arabo mamluk, lett. “posseduto, schiavo”.

Nome di quelle milizie turche e circasse di origine servile molto importanti in Egitto, che ne diventarono anche sovrani del paese nel 1200-1300 circa; furono poi sottomessi dall’impero ottomano conservando però buona parte della loro autonomia. Oggi il termine viene usato nel senso di persona goffa e sciocca, esempio: non capisce niente quel mammalucco!

 Giannizzero  (dal turco yeniceri “nuovo soldato” e collettivamente “nuova milizia”)

Nome dei soldati di un corpo di truppe a piedi dell’impero ottomano istituito intorno al 1300. Fu in origine formato di giovani forzatamente arruolati tra le famiglie cristiane dell’impero e che, istruite alla religione mussulmana, finivano col diventare i più fanatici suoi adepti e propagatori con le armi. Il corpo venne sciolto nel 1826. Attualmente la parola viene usata in senso scherzoso o dispregiativo e sta ad indicare chi fa parte del seguito di un personaggio potente, il militante attivo e fazioso di un partito politico e simili.

 Ottomano  – aggettivo e sostantivo maschile –

Nome con cui sono chiamati i sovrani dello stato turco mussulmano discendenti dal loro fondatore. La parola per estensione è usata come sinonimo di turco. L’impero ottomano fu fondato da Othman I nel 1300 d.C. circa e durò fino al 1922. Nella seconda metà del 1300 lo stato ottomano si spinge alla conquista dei Balcani e raggiunge la sua massima espansione territoriale tra la seconda metà del 1400 e del 1500 comprendendo l’Albania, la Grecia, fino al Danubio con tutta l’Ungheria e al Mar Nero, la Persia. Acerrimi avversari dell’impero turco ottomano furono la Serenissima Repubblica di Venezia e l’impero Austriaco.

 Islàm   (arabo Islam “abbandono, consegna – di sé alla volontà divina)

Nome della grande religione monoteista fondata da Maometto. In italiano vengono usate sia le parole Islàm o islamismo per indicare i musulmani e il mondo musulmano.

 Islamismo   (derivato di Islam)

Si intende con tal nome non solo la religione monoteistica fondata in Arabia da Maometto ma anche tutto il sistema politico, culturale che ad essa strettamente si connette.

Manca nell’islamismo una chiesa gerarchicamente costituita con un capo supremo che possa decidere in materia di dogma e di rito. Quello che viene impropriamente definito clero mussulmano è l’insieme degli addetti alle moschee, privi di carattere sacro, che possono esplicare mansioni  cui può attendere qualunque fedele credente idoneo: l’imam, o guida nella preghiera in comune, il khatib, che tiene la predica rituale del venerdì, il mu’adhdhin (muezzin) che dal minareto annuncia il momento delle cinque preghiere quotidiane.

Kaaba della Mecca 1411

Pratiche di culto. Dal punto di vista del rito i fondamenti a cui ogni mussulmano è tenuto sono cinque: 1) la shahada formulazione aperta della professione di fede mussulmana (non vi è altro Dio che Allah, Maometto è l’inviato di Allah) 2) la salat o preghiera canonica, che deve essere detta 5 volte al giorno (all’aurora, a mezzogiorno, a metà pomeriggio, al tramonto e alla sera) in stato di purità rituale ottenuta con abluzioni, volgendosi in direzione della Ka’ba, compiendo prosternazioni e recitando formule rigorosamente prescritte; particolarmente importante è la preghiera del venerdì, tenuta poco dopo mezzogiorno nelle moschee autorizzate 3) il digiuno nel mese di ramadan, consistente nell’astenzione diurna da cibi, bevande, rapporti sessuali e fumare 4) la zakat o elemosina rituale 5)il pelleggrinaggio alla Mecca (hagg) cui ogni mussulmano sarebbe tenuto almeno una volta nella vita. Uniche feste canoniche sono la “piccola festa”, subito dopo la fine del digiuno di ramadam, e la “grande festa” alla fine del pellegrinaggio.

 Maometto  

Fondatore della religione e dello stato mussulmano (nato alla Mecca 570 d.C. morto  a Medina nel 632 d.C.) Rimasto orfano in giovane età, crebbe in condizioni disagiate, dalle quali lo tolse il ricco matrimonio con una vedova. Dall’iniziale politeismo, attraverso una crisi spirituale di cui non si conoscono gli elementi, passò a una ferma fede monoteistica, che cominciò a predicare ai suoi concittadini all’età circa di 40 anni. Raccolse i primi consensi tra i familiari, qualche persona altolocata e soprattutto tra le persone umili e gli schiavi. Gli erano ostili, per motivi religiosi, politici ed economici, i potenti della Mecca. Nel 622 d.C. egli è costretto a fuggire di nascosto e a rifugiarsi a Medina. Questa migrazione, in arabo egira, segna l’inizio dell’era mussulmana. Qui diventa capo religioso e politico e organizza abilmente la comunità dei fedeli. Inizia una lotta contro le resistenze locali e contro cristiani ed ebrei. Inizialmente la rivelazione che Maometto ricevette da Dio, fu da lui considerata l’equivalente arabo delle Scritture sacre già rivelate a cristiani ed ebrei e quindi in accordo con esse. Successivamente egli dichiarò ebrei e cristiani deviati dalla vera fede, per aver frainteso e adulterato le loro Sacre Scritture e il con suo Islàm voleva abrogare ogni altra fede in Arabia. Il Profeta morì a Medina che era diventata capitale religiosa e politica del nuovo stato, che comprendeva buona parte dell’Arabia.

 Corano  (arabo qur’an “lettura, recitazione liturgica” e quindi anche il testo recitato)

Libro sacro dell’islamismo, costituito dall’insieme delle rivelazioni che Maometto affermò a lui venute da Dio, in lingua araba, per proclamare la nuova religione e dare assetto alla società dei fedeli, Il libro si divide  in 114 capitoli di varia lunghezza, detti sure, e ogni capitolo in versetti (ayat).

Il contenuto del Corano, costituito da una  prosa rimata, in cui Dio parla in prima persona, è molto vario.

Nelle parti più antiche (le sure del periodo della Mecca) c’è la proclamazione dell’onnipotenza divina, la minaccia del cataclisma che porrà la fine del mondo e il Giudizio divino, i premi e i castighi dell’altra vita. A questi si mescolano storie di profeti precedenti (ebraici e cristiani) ed esempi dell’ira punitrice di Dio.

Nelle parti più recenti (le sure del periodo di Medina) si danno regole e precetti culturali, giuridici ed esortazioni ai fedeli.

La canzone finale

testo di Fabio Scaramucci

musica di Fabio Mazza

(Tutti)

Trotta e galoppa

trotta e galoppa

trotta e galoppa

sul suo destriero

 

se lui ti guarda

col suo sguardo fiero

tu pensi Jacopo

trotta con me

 

 

(Jacopo)

La mia vita è stata

una grande avventura

che mi ha insegnato

a non prender paura

di chi ti parla

con suoni stranieri

e non condivide

i tuoi stessi pensieri

 

Guarda i suoi occhi

accosta il tuo viso

cerca e ritrova

il tuo stesso sorriso

 

(Tutti)

Trotta e galoppa

trotta e galoppa

trotta e galoppa

sul suo destriero

 

se lui ti guarda

col suo sguardo fiero

tu pensi Jacopo

trotta con me

 

(Madre)

Tutti i bambini

hanno un dono speciale

anche se giocano

a farsi del male

non smettono mai

di parlare col cuore

non danno rilievo

ad un diverso colore

 

Guarda i suoi occhi

accosta il tuo viso

cerca e ritrova

il tuo stesso sorriso

 

(Tutti)

Trotta e galoppa

trotta e galoppa

trotta e galoppa

sul suo destriero

 

se lui ti guarda

col suo sguardo fiero

tu pensi Jacopo

trotta con me

 

(Cantastorie)

Ed ora la storia

è davvero finita

se vuoi ritrovarla

tu pensa alla vita

che non è fatta

per cose da poco

ma per le importanti

l'amore ed il gioco

 

Guarda i suoi occhi

accosta il tuo viso

cerca e ritrova

il tuo stesso sorriso

 

(Tutti)

Trotta e galoppa

trotta e galoppa

trotta e galoppa

sul suo destriero

 

se lui ti guarda

col suo sguardo fiero

tu pensi Jacopo

trotta con me