Home
Su

 

Federico e il Drago

scheda didattica

 

Il testo, lo spettacolo, la regia

 

I temi dello spettacolo

il libro e la carta

il drago

il medioevo tra draghi e cavalieri

recitazione e teatro

musiche e canzoni

 

Il testo, lo spettacolo, la regia

 

Il testo teatrale "Federico e il Drago", scritto da Fabio Scaramucci, trae spunto dagli innumerevoli racconti e romanzi dove il protagonista si ritrova proiettato in una realtà nuova, diversa e magica.
Pensiamo ad esempio a "Lo schiaccianoci", dove la piccola Clara vede l'albero di natale ingigantirsi davanti a lei e si ritrova tra i giocattoli a lottare contro un terribile Re dei Topi.

In particolare il testo si ispira liberamente ai libri di Funke Cornelia e al suo Il drago della luna.

In questo caso è la forza evocativa di un libro a far precipitare Federico in un'avventura epica, dove draghi e cavalieri sono acerrimi nemici.

Il libro.

Questo, forse, è il vero protagonista dello spettacolo. Un protagonista a volte dimenticato, in una società dove i tempi dei bambini, dei ragazzi (ma anche degli adulti!) sono organizzati all'eccesso, e dove non c'è spazio per una lettura vissuta come momento ludico e piacevole e non solo di "studio forzato".

Per questo lo spettacolo inizia in una rilegatoria, un luogo dove i libri vengono amati ed accuditi, dove "il vecchio" non viene gettato ma viene valorizzato.

 

 

E due sono le anime di questa azienda: il dottor Broli (apparentemente serio, coscienzioso, che pensa al bene dell'azienda tramite il lavoro) e Federico (volenteroso e fido assistente che non ha perso la voglia di sognare; per lui ogni libro può diventare una grande avventura e fonte di conoscenze nuove).

E Federico si immerge in una lettura, la sua lettura preferita, una di quelle storie che da piccoli ci hanno fatto sognare e che fanno ora parte di noi come la nostra stessa carne.

Il mondo attorno a lui si ingigantisce, il libro diventa enorme e Federico si ritrova catapultato nella sua avventura: dovrà combattere contro il feroce Cavalier Cartiglio per difendere il suo amico Drago.

Ma in fondo, a chi non piace leggere, sognare, giocare? Chi è davvero il Cavalier Cartiglio? Non sarà poi lo stesso Cavalier Broli, il quale ammette di avere sempre desiderato di essere un vero Cavaliere?

La recitazione degli attori segue un preciso percorso che porta all'immedesimazione da parte dei bambini nei panni di Federico. Paolo Pezzutti, interprete del personaggio, gioca su un modello recitativo semplice, vicino alla quotidianità, che rispetta i tempi dei bambini senza giocare su una facile comicità ma diventando il loro beniamino con garbo e dolcezza. Federica Guerra interpreta prima il Dottor Broli con parole e movimenti misurati e calibrati, incutendo un aria di severo timore ma al tempo stesso di mistero (il suo bastone diventa quasi un nuovo personaggio capace di vita propria!). Poi recita nei panni del Cavalier Cartiglio, che parla con un linguaggio aulico ma comprensibile, che si rifà alla recitazione dei bravissimi attori della Commedia dell'Arte quando interpretavano i Capitani, con più riferimenti anche all'avanspettacolo italiano (e un richiamo al grande Totò). Sta proprio in questa scelta di differenziare totalmente il modo di recitare dei due attori, che i bambini capiscono subito i due mondi di appartenenza dei personaggi: uno attuale e vicino al loro vissuto, uno che proviene da un passato comune e che fa parte dell'immaginario collettivo.

 

I temi dello spettacolo

il libro e la carta

Dell'importanza della lettura vista non solo come momento "d'apprendimento forzato", ma anche come momento ludico e ricreativo ne abbiamo già parlato. Ma lo stesso LIBRO, visto anche come oggetto presente, che si può toccare ed amare in quanto tangibile, è ugualmente importante. Certo. Il libro telematico, il cd rom possono essere mezzi importanti nella crescita dei nostri ragazzi, ma non possono sostituire il LIBRO.

Un importante lavoro che si può sviluppare nelle classi, è sulla costruzione del libro (contenente e contenuto).

 

Fabbricazione manuale della carta nel XVI secolo

 

L'arte di rilegare i libri nacque in Egitto intorno al II secolo a.C., quando si iniziò a legare le tavolette di legno che contenevano i fogli di papiro con stringhe di cuoio. In epoca medievale, in Europa, quando il materiale scrittorio era prevalentemente in pergamena, nacque l'esigenza di cucire insieme i fogli e di dotarli di una rilegatura più resistente che li proteggesse, e che per ragioni estetiche spesso veniva decorata con dorature e pietre preziose. Fino al XIX secolo i libri erano oggetti rari e preziosi, che venivano protetti e irrobustiti e che erano destinati a durare molti anni, se non addirittura secoli, ma con l'avvento della produzione industriale l'arte della rilegatura a mano decadde e sopravvisse solo come artigianato di lusso.
La carta e il libro sono argomenti che attraversano tutto il testo teatrale, in forme più o meno nascoste. Sanno gli alunni trovarle?

  •  Dottor Broli: anagramma di Dottor Libro

  •  Il primo libro a cui Federico si appassiona vede come protagonista Sandokan. Chi è l'autore? (Emilio Salgari)

  •  Cavalier Cartiglio: CARTIGLIO
    1 Motivo ornamentale raffigurante un rotolo di carta in parte svolto, spesso sorretto da una figura e contenente un'iscrizione.
    2 (raro) Striscia di carta.

  •  "Son Cartiglio il Copiativo, e con te sarò cattivo!" COPIATIVO agg. Che serve a copiare Inchiostro copiativo, per riprodurre lo scritto su altra carta col copialettere Matita copiativa, la cui mina è impastata con inchiostro copiativo Carta copiativa, carta carbone.

  • "La mia spada Vergatina" VERGATINA: s. f. Carta sottile usata spec. per copie a carta carbone di dattiloscritti.
     

il drago

Nella leggenda e nella mitologia europea e orientale, il drago è un mostro simile a un enorme coccodrillo, con grandi ali, lunghi artigli, coda di serpente e alito di fuoco.
Nell'Oriente antico, il drago simboleggiava il male e la distruzione;

 

 

nell'Enuma elish, poema della religione babilonese composto forse intorno al XVIII-XVII secolo a.C., per assicurare l'ordine nell'universo è necessario sconfiggere la dea-drago Tiamat, personificazione degli oceani e regina del caos; nella mitologia egizia, Apophis, drago delle tenebre, viene sconfitto ogni mattina da Ra, il dio sole. Anche per gli antichi ebrei il drago rappresentava la morte e il male, e questa identificazione passò dalla letteratura apocalittica dell'Antico Testamento all'Apocalisse e alle tradizioni cristiane successive. Nell'arte cristiana è un simbolo del peccato: rappresentazioni del mostro schiacciato sotto i piedi di un santo o di un martire simboleggiano il trionfo della cristianità sul peccato e sul paganesimo, come nella leggenda di san Giorgio.
Nella mitologia classica, invece, era associato al concetto di protezione: nel giardino delle Esperidi, l'albero che produce mele d'oro è sorvegliato da un drago dalle cento teste (analogamente, nella letteratura medievale, spesso i draghi sorvegliano fanciulle rapite). Inoltre, era considerato in grado di comprendere i segreti del mondo e di rivelarli ai mortali.
Draghi buoni o terrificanti compaiono anche nella tradizione popolare pagana dell'Europa settentrionale. Nel Nibelungenlied, Sigfrido uccide un drago e diventa invulnerabile cospargendosi il corpo col suo sangue.

 

 

L'eroe anglosassone Beowulf viene ucciso nel combattimento contro un drago. Gli antichi norvegesi decoravano le prue dei loro vascelli con immagini di draghi scolpite nel legno. Fra i conquistatori celti della Britannia, il drago era un emblema araldico, simbolo della sovranità, e divenne insegna militare durante l'occupazione romana del I secolo a.C.
In numerose regioni orientali, in particolare Cina e Giappone, il drago è l'emblema più antico nella mitologia e il motivo più raffigurato nell'arte: rappresenta il potere celeste e terreno, la saggezza, la forza; vive nell'acqua ed è portatore di salute, fortuna e, secondo la credenza cinese, di pioggia per i raccolti. In occasione del capodanno cinese, la presenza del drago tiene lontani gli spiriti maligni che potrebbero rovinare l'anno nuovo. Il drago a cinque zampe è diventato il simbolo dell'impero cinese (quello con quattro zampe è il drago comune), mentre quello a tre zampe è il simbolo dei giapponesi. Nella mitologia indiana, Indra, re del cielo, uccide Vritra, drago delle acque, per liberare la pioggia.
(fonte Microsoft Encarta 2006)

 

 

il medioevo tra draghi e cavalieri

L’Era di mezzo tra quella classica e quella moderna, tra la caduta dell’impero romano nel 476 d. C. il 1492, anno della scoperta dell’America l’uomo mutò nuovamente stile di vita.
L'Alto medioevo
Era caduto l’impero ed era finito il periodo della grande Roma. Lentamente l’ordine sociale mutò fino a diventare quello di tipo feudale: una piramide al vertice della quale era collocato l’imperatore e alla base della quale si trovano i servi della gleba e i contadini liberi. Poiché con le invasioni barbariche era venuto a mancare lo Stato come riferimento, non solo nella sua complessità ma anche nelle sue funzioni primarie (la legislazione, la difesa militare dei confini, la burocrazia statale, ecc.), i Re barbari, non più in grado di controllare i loro domini in modo completo, affidavano tale controllo ai loro vassali, capi militari e giuridici, dividendo il territorio in feudi. Le popolazioni iniziarono ad aggregarsi intorno alla dimora del proprio Signore. Nascevano i castelli, le cui mura rinforzate dovevano servire a difendere i nobili padroni delle terre dagli assalti sempre più frequenti di Ungari, Arabi e altri saccheggiatori che ormai imperversavano in tutte le strade dell’ex-impero. Nascevano inoltre sempre più accese controversie riguardo la proprietà della terra di un Signore: i castelli dovevano servire anche a reggere a lunghi assedi da parte delle milizie di un altro signore feudale, poiché cominciarono a rivendicare sempre maggiori diritti per loro stessi e la loro discendenza.
La mura del castello servivano a difendere anche il popolo ormai diventato “legittima”proprietà del Signore stesso. Nel medioevo, la popolazione europea sviluppo sempre di più un senso di pericolo e diffidenza rispetto al mondo fuori dalle mura del castello. Per capire il pensiero medioevale ci dobbiamo rifare agli autori della letteratura cavalleresca.

 

 

Oltre le mura del castello le vie affascinavano e al tempo stesso spaventavano. Cosa ci fosse oltre la strada maestra, oltre i campi coltivati, oltre lo stesso castello, erano in molti, soprattutto nella popolazione comune, a non saperlo. La naturale curiosità di tutti veniva soddisfatta dagli autori (per chi sapeva leggere) o dai bardi che cantavano le storie di cavalieri dediti alla sconfitta dei draghi e alla salvezza delle principesse. Ma dobbiamo immaginare il paesaggio, quello dell’Alto medioevo (cioè quello che va fino all’anno Mille) come una immensa distesa di lande e foreste intervallate da poche radure dove si rifugiano gli uomini, le colture e le civiltà.

 


Castello di Itri

 

La Foresta non è il luogo dove avviene il contatto con la natura, ma un luogo difficilmente penetrabile: alle credenze (orchi, folletti... ) si aggiungevano gli animali selvatici e i briganti e gli stregoni. Si credeva che negli alberi abitassero spiriti maligni, spesso adorati dai contadini. Infatti tra questi si conservò più a lungo l’attaccamento a pratiche religiose estranee al Cristianesimo: non per niente la parola “pagano”, che a partire da allora fino ad oggi designa i non cristiani, significava in origine contadino, abitante della provincia, in latino pagus.
Poiché speso tali pratiche avevano come simbolo sacro proprio degli alberi (il simbolo della mediazione tra la terra madre, la terra dei defunti, la terra dell’uomo e il cielo degli spiriti e della divinità), contro “gli alberi sacri” spesso si scaglio proprio la Chiesa.
Le paludi, sinistre e malvagie, sono i luoghi preferiti dei Draghi. Probabilmente avevano scambiato le naturali esalazioni venefiche di alcune torbiere (dal terribile odore solforoso) per fumi e sbuffi di queste enormi creature simili a rettili alati.
Gli animali selvatici portano presagi oscuri. Per lungo tempo il lupo è stato visto come l’incarnazione del Diavolo, cosa che ha portato all’uccisione di interi branchi già a quell’epoca.
L’uomo medioevale vede con timore e sospetto la natura. È una lotta quella che deve affrontare contro la natura, pari a quella che i cavalieri devono affrontare contro i draghi e le streghe e i mostri e le creature malvagie.
È proprio durante l’Alto medioevo che, nell’immaginario europeo, la foresta e il lupo, il suo più temibile abitante, assumono la connotazione malvagia e minacciosa che ancora oggi mantengono nelle favole.

(fonte www.pianetascuola.it )


recitazione e teatro

Come detto in precedenza, lo stile registico e recitativo degli attori si rifà a modelli e schemi del teatro classico. Mentre il personaggio di Federico mantiene una recitazione naturalistica, vicina al quotidiano del bambino, quasi cinematografica, il Cavalier Cartiglio si richiama nei modi, nei gesti e nel linguaggio ai Capitani della Commedia dell'Arte.

 

 

Famosi erano i duetti tra uno smargiasso Capitano armato di spada e un Arlecchino armato di spiedo. Il dialogo seguente, tratto dal testo teatrale, si rifà proprio alle atmosfere dell'epoca:

 

CARTIGLIO: Io sono il Cavalier Cartiglio,
uccisore di draghi, demoni e dragoni
pronto di lingua sono e più di mano;
rintuzzo, abbatto, sgomino, fracasso,
di taglio e punta meno e vado a fondo;
la gente si ritira quando passo
sì che posso dir che solo sono al mondo.

FEDERICO: (al pubblico senza farsi sentire da Cartiglio) Questo Cartiglio mi sembra un gran fanfarone!

CARTIGLIO: Chi ride? Devo forse sfidarvi in singolar tenzone?

FEDERICO: (c.s.) Assomiglia a mio nonno brontolone!

CARTIGLIO: Ancora riso? Durante il mio peregrinare cento battaglie e mille draghi ho ucciso!

FEDERICO: (c.s.) Se continua mi scoppia in faccia il riso!

CARTIGLIO: Cento battaglie e ferite onorate...

FEDERICO: (c.s.) ...pedate, schiaffi, pugni e bastonate...

CARTIGLIO: Guardo i draghi e non li conto in fila
ma li conta la lancia che li infila...

FEDERICO: (c.s.) …di bugie ne ha dette più di centomila!

CARTIGLIO: Ho detto! Sono il Cavalier Cartiglio! Drago, mi senti dal tuo nascondiglio?
Son Cartiglio il Copiativo, e con te sarò cattivo!
Son Cartiglio Rubamazzo: vieni fuori o ti strapazzo!

FEDERICO:
E io sono Federico
stai attento a ciò che dico
non conosci il galateo
e sei proprio un gran babbeo!

 


musiche e canzoni

Qui di seguito i testi delle canzoni dello spettacolo, musicate da Fabio Mazza. Testi e musiche sono tutelate dalla SIAE

 

Prima canzone dei libri

 

BROLI: La scrivania?
FEDERICO: Eccola qua!
BROLI: La mia madia?
FEDERICO: Pronta! È di là!
BROLI: Mi sento come a casa mia!
FEDERICO: E c’è persino quel coso là!

BROLI: Manca una cosa!
FEDERICO: Che cosa è?
BROLI: La più importante!
FEDERICO: Dicci qual è!
BROLI: Quella su cui dobbiam lavorare
FEDERICO: Forse ho capito ma dimmelo te!

BROLI: Ma sono i…
INSIEME: Libri! Libri! LIBRIIII!!!

BROLI: Se un libro è rotto…
FEDERICO: …non lo buttare!
BROLI: Se l’hai sciupato…
FEDERICO: …si può aggiustare!
BROLI: E dove lo porti a riparare?

INSIEME: Da noi! Da noi! A farlo rilegare!
 

Federico si prepara alla difesa

 

FEDERICO:
Quando un amico
è in difficoltà
il gran Federico
lo difenderà!
(Inizia a spostare gli oggetti in scena)
Il Cavaliere
ci vuole affettare?
Si faccia avanti
lo voglio sfidare.
(Prosegue nel suo lavoro)
Ma che paura!
Che gran tremore!
Vivrò un’avventura
da fare rumore!
Ma che paura!
Che gran tremore!
Vivrò un’avventura
da fare rumore!
 

La canzone del Cavalier Cartiglio

 

CARTIGLIO:

Io mi chiamo Cartiglio il Superbo
e ho un forte riserbo a parlare di me
Io mi chiamo Cartiglio l’Audace
e non sono loquace se tu guardi me
Io mi chiamo Cartiglio l’Artiglio
non sono un coniglio e ringrazio mammà!

Mio papà era un perfido mago
la mia mamma una vera virago
e così da cent’anni io vago
a cercar un bel drago da uccider così

Piglia qua
piglia là
la mia lancia lo demolirà
Piglia qua
piglia là
la mia lancia lo demolirà
Draghi cornuti
draghi fatati
draghi crestati
che gran farabutti
La mia lancia li demolirà
Draghi cornuti
draghi fatati
draghi crestati
che gran farabutti
La mia lancia li demolirà

Io mi chiamo Cartiglio l’Astioso
e sarà doloroso combatter con me
Io mi chiamo Cartiglio l’Altero
accenditi un cero se lotti con me
Io mi chiamo Cartiglio Cipiglio
non sono un coniglio e ringrazio mammà!

Sono nato vicino ad Asiago
in montagna vicino a un bel lago
dove un giorno è comparso quel drago
che spasso che svago vederlo morir!

Piglia qua
piglia là
la mia lancia lo demolirà
Piglia qua
piglia là
la mia lancia lo demolirà
Draghi cornuti
draghi fatati
draghi crestati
che gran farabutti
La mia lancia li demolirà
Draghi cornuti
draghi fatati
draghi crestati
che gran farabutti
La mia lancia li demolirà
 

La canzone del Cucù

 

CARTIGLIO:

In un giorno assolato al centro di un prato un bambino giocava cucù
io marciavo contento e con grande ardimento ero fiero ero bello cucù
ma quel bimbo malnato un gran maleducato portò le sue mani all’insù
e ridendo appagato quel piccolo ingrato mi guarda e mi dice così:
cucù cucù cucù cucù
cucù cucù cucù cucù
Lo tagliai, lo affettai
lo tranciai, spezzettai
e da allora non disse cucù

Io marciavo contento e con grande ardimento ero fiero ero bello cucù
quand’ecco su un ponte di fronte ad un monte il feroce visconte cucù
i capelli arruffati i denti cariati anche lui con le mani all’insù
e ridendo appagato con tutto il suo fiato mi guarda e mi dice così:
cucù cucù cucù cucù
cucù cucù cucù cucù
Lo tagliai, lo affettai
lo tranciai, spezzettai
e da allora non disse cucù

Io marciavo contento e con grande ardimento ero fiero ero bello cucù
vidi in mezzo alla ressa uscita da messa la duchessa Vanessa cucù
con fare galante da uomo importante mi chino la bacio e cucù
mi rialzo d’un balzo la vedo e sobbalzo è già con le mani all’insù!
cucù cucù cucù cucù
cucù cucù cucù cucù
La tagliai, l’affettai
la tranciai, spezzettai
e da allora non disse cucù
cucù cucù cucù cucù
cucù cucù cucù cucù

Lo tagliai, lo affettai
lo tranciai, spezzettai
e da allora non disse cucù!
e da allora non disse cucù!
e da allora non disse…

FEDERICO: Cucù!
 

Seconda canzone dei libri

 

BROLI: Se vuoi sognare
FEDERICO: Vieni con me!
BROLI: Fantasticare
FEDERICO: Fai come me!
BROLI: Prendi un buon libro leggi ed... oplà!
FEDERICO: Se c’è la luna qualcosa accadrà!


BROLI: Storie di draghi!
FEDERICO: E di cavalieri!
BROLI: Buoni e cattivi!
FEDERICO: Eroi masnadieri!
BROLI: Se non sai leggere non ti crucciar
FEDERICO: Chiedi un aiuto a mamma o a papà!

INSIEME: Per leggere i libri, i libri, i libri!