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Con Federica Guerra e Fabio Scaramucci Testo di Alessandro Franceschini con
la consulenza teatrale di Valentina Paronetto e Antonella Della Giustina Da un’ispirazione e con la consulenza
bibliografica di Lucio De Bortoli Disegno luci e audio Davide Daniotti Regia Valentina
Paronetto Destinatari: scuole superiori, pubblico adulto.
Durata
90’.
Luogo:
Teatro, Aula Magna, Biblioteca oscurabile (o spazi similari) disponibile 2 ore prima
della rappresentazione.
Un territorio che visto dall’alto ha tanti occhi. Tante laghi artificiali, tante gigantesche buche bianche. Un territorio che si racconta in un testo inedito un po’ comico e un po’ dolente, a partire dalla descrizione dei suoi recinti, delle sue paure, delle nuove lottizzazioni che negli ultimi 50 anni hanno trasformato il paesaggio. Un’immagine del territorio del nordest, della geografia delle paure, delle manie e delle economie che hanno ridisegnato le campagne e le città. E che
le hanno mescolate in una città diffusa, difficile da capire. Con due voci vere e due voci registrate per raccontare il Nordest. Perché il Nordest è un impasto di contraddizioni, un rebus tutto da decifrare, un enigma ancora da risolvere. È stata la locomotiva d’Italia, ma non corre più come un tempo e si fa superare dai vagoni sloveni e cinesi. È un territorio che nemmeno cent’anni fa era poverissimo e insalubre mentre adesso è costellato di capannoni e fabbrichette, segno del raggiunto benessere. Ma è anche deturpato da orrende voragini, le cave, che sono state riempite d’acqua e assomigliano dall’alto a degli occhi azzurri. Che guardano e giudicano. E la gente? I contadini di qualche decennio fa sono diventati borghesi sospettosi, impauriti e barricati dentro le quattro mura di casa. Con il titolo eloquente "Cave" va in scena in prima assoluta venerdì prossimo, 20 febbraio, nel teatro di villa Pisani a Montebelluna (alle 21), uno spettacolo che tenta di decifrare i tanti enigmi di quest’area geografica. Il testo scritto dal trevigiano Alessandro Franceschini "vive" grazie alle voci di Federica Guerra e Fabio Scaramucci, di Ortoteatro di Pordenone, guidati dalla regia di Valentina Paronetto (nella foto del Gazzettino tra gli attori) e accompagnati dalla musica di Fabio Mazza (tastiera e fisarmonica). È il racconto di una giornalista che deve scrivere un reportage sul Nordest, lontano da banali luoghi comuni, e parte in bicicletta per un lunga "cavalcata" lungo la pianura padana. Osservando. E le osservazioni sono tutt’altro che scontate. Perché, ad esempio, le finestre e le porte delle case raccontano una storia e testimoniano un cambiamento profondo di abitudini. Prima erano piccole e orientate a sud per catturare il sole, adesso sono grandi con serramenti in alluminio. Ma servono termosifoni e aria condizionata perché non trattengono più né caldo, né freddo. Mentre le porte di casa diventano portoncini blindati. E tutt’intorno alle case sorgono siepi, steccati, mura divisorie, cancelli, ringhiere. Aumenta la paura del diverso, dei ladri, degli zingari e aumentano i sistemi d’allarme. Mentre Biancaneve guarda sbalordita e il leone alato controlla gli improbabili malintenzionati. Pian piano la casa diventa un fortino sotto assedio. Attorno c’è un mondo pericoloso e all’interno c’è tutto quello che serve: una gelatiera elettrica per non andare al bar, una friggitoria per non andare al ristorante, canali satellitari e internet per evitare di recarsi dal giornalaio, play station per non portare i bambini al parco e televisione per non viaggiare "ma guardare Licia Colò che viaggia". «Non è un inno nostalgico ai tempi passati. Perché solo sessanta- settant’anni fa questa terra era dannatamente povera. Certamente è il tentativo di indagare un territorio nella convinzione che non siano sufficienti due generazioni per cancellare il mito del paese entro cui circoscrivere la nostra storia» commenta l’autore, che è intervenuto venerdì mattina a Palazzo Bomben per l’ultima prova ufficiale dello spettacolo, prima della messa in scena. Una prova aperta anche al Gazzettino. Il lavoro che non è ancora stato rappresentato, ma ha già ricevuto numerose prenotazioni da parte dei comuni della Marca, mette il dito nella piaga "paesaggio" senza indulgere in facili stereotipi. Come quando parla delle cave. In modo asciutto la giornalista-attrice confronta le planimetrie di un territorio che, nel corso degli anni, è stato "rotto" da centinaia di cave, qualcuna riempita d’acqua e somigliante a strani occhi azzurri, qualche altra secca, qualche altra ancora riempita di rifiuti e ricoperta di terra verde fino a diventare una collinetta dove le famigliole, la domenica, vanno a fare il pic-nic. «Più il paesaggio trevigiano cresceva in altezza, con fabbriche e palazzine, e più la campagna sprofondava, scavata fino nel profondo per fornire la ghiaia» sottolinea Franceschini. Una amara verità che sarà scandita, sul palco, dalle immagini proiettate su un fondale bianco alle spalle degli attori. Mentre il leone alato e Biancaneve scandiscono la loro morale. Una battuta feroce - che non abbiamo intenzione di anticipare per non togliere il gusto dello spettacolo - che è anche un atto d’accusa contro i vizi e le paure della gente della Marca. Valeria Lipparini venerdì 20 febbraio 2009
03-06- 2009 a Santa Lucia di Piave (Tv);
PAOLO LOSCHI HA DEDICATO ALCUNE IMMAGINI A CAVE! |